sabato 28 gennaio 2023

Beati i poveri 29- gennaio 2022

   29 gennaio 2023

 Beati i poveri davanti a Dio


Beati i poveri davanti a Dio... Che messaggio! Lascia che Dio ti colmi! Egli ti ama malgrado la tua povertà, malgrado i tuoi limiti. Quando sei addolorato dall’effimero della felicità umana sempre minacciata, quando ti senti povero, quando l’afflizione ti paralizza, ascolta la grande promessa di Dio: sarete consolati, sarete sfamati, vedrete Dio... Questa promessa è nel cuore della nostra fede. Tutto il lieto messaggio di Gesù si riflette nelle beatitudini come uno specchio ardente. Colui che ha accolto la buona novella nel più profondo di sé stesso e nel quale questa verità raggiunge le radici dell’esistenza, diventerà naturalmente misericordioso e indulgente nel giudizio che ha sugli altri. Sarà capace di diffondere la pace, perché egli stesso la possiederà.
Se solamente fossimo in grado di vivere seguendo l’atteggiamento fondamentale delle beatitudini! Se solamente potessimo amare e avere fiducia come Gesù! Forse allora molti uomini che la vita ha reso amari e chiusi, ai quali le numerose delusioni hanno fatto perdere la fede in Dio e negli uomini, forse potrebbero ugualmente ricominciare a credere nella bontà di Dio e nella sua sollecitudine, attraverso la bontà e la sollecitudine umane. Forse allora molti uomini potrebbero ugualmente contare su Dio per instaurare su questa terra il bene, e offrirci quello che abbiamo sperato e atteso durante tutta la nostra vita: la sicurezza e la gioia. Una gioia che regna.

 Intenzioni Sante Messe

DOMENICA 29       IV Domenica del Tempo Ordinario. Ore 9.30: Nicoletti Lino e Fam. Def., Zanon Regina e Pasquale, Carraro Maria, Marchetto Bruno, Massarotto Gino e Settimo Livia; Bertapelle Luca, Armando e Maria; Badan Bruno.

Lunedì  30    Ore 8.00:  .

MARTEDì  31   Ore 15.00:  .

MERCOLEDì   01.02 Ore 8.00:  .

GIOVEDì  02 Presentazione del Signore.  Ore 15.00:  Nicoletti Donatella e Fam. Def..

VENERDì  03 Ore 8.00:  .

SABATO  04 Ore  18.30: Virgis Elio e Pasquali Ada; Pedron Sergio, Filippo e Veneranda.

DOMENICA  05 V Domenica del Tempo Ordinario. Ore 9.30: Spanesi Elio e Fam. Def.


Incontri

Martedì ore 21.00 Incontro-prove per  il gruppo della Corale parrocchiale.

Avvisi

· Oggi celebriamo la Giornata mondiale dei malati di lebbra, ci uniamo alla preghiera della Chiesa perché il Signore ci aiuti a vincere questa malattia che, pur essendo curabile, mette distanza tra le persone e le fa vivere come estranee a motivo del facile contagio. Tra i banchi trovate le buste per la vostra offerta che potrete depositare nelle  ceste uscendo. Nel piazzale antistante la chiesa i volontari del Gruppo Missionario vi propongono l’acquisto del Miele della solidarietà, vi chiedo, come sempre, di essere generosi. La colletta raccolta in chiesa e il ricavato del Miele viene inviato all’AIFO, che si occupa della cura della lebbra in tutto il mondo.

· Giovedì 2 febbraio celebriamo la festa della Presentazione di Gesù al Tempio, festa che noi conosciamo anche come “Candelora”; nella mattinata breve celebrazione coi bambini della Scuola Materna, nel pomeriggio celebreremo una sola Santa messa con la benedizione dei ceri alle ore 15.00.

· Venerdì è il Primo Venerdì del mese, nella mattinata coi ministri straordinari porteremo la Comunione agli ammalati.

· Domenica 5 febbraio, celebriamo la 45^ Giornata per la vita, il titolo della giornata è: “La morte non è mai una soluzione”, i vescovi fanno riferimento a tre categorie di persone, le più indifese nella società attuale: la donna con suo figlio in grembo, in primis, il malato o l’anziano che affrontano difficoltà legate alla malattia, i migranti che scappano dalla guerra. Per tutti loro, dice il messaggio, spesso prevalgono le scorciatoie, veloci e apparentemente semplici, che portano a “risolvere” le difficoltà eliminando le persone concepite, malate, sofferenti, in fuga dalla guerra, dalla fame o dalla miseria. Scegliere la morte, non è mai una soluzione ma è una “trappola”: perché esistiamo per vivere e per gustarla questa vita; per sostenerci nel buio, per prenderci responsabilmente cura gli uni degli altri, per rendere ricca la relazione centrandola nella reciprocità dell’amore.


Beati voi! Vivere già ora la gioia promessa


Nella prima beatitudine, che ascoltiamo oggi nel Vangelo, «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli», troviamo il nerbo centrale e riassuntivo della proposta liturgica di questa domenica, perché tale beatitudine riecheggia nelle altre letture odierne, soprattutto nel Salmo responsoriale, che è una commossa celebrazione della bontà di Dio verso i più poveri e abbandonati. 
Non possiamo dimenticare, però, che la povertà di cui parla la Scrittura non riguarda solo la dimensione sociologica, pur nella sua importanza, ma assume anche, e soprattutto, una dimensione spirituale, quella cioè del totale abbandono in Dio, della ricerca sincera della sua volontà, del rimettersi al suo giudizio, il solo veritiero e misericordioso, perché solo Dio conosce e scruta i pensieri del cuore. Le beatitudini sono anzitutto una rappresentazione della persona e della vita stessa di Dio, come si è compiutamente manifestata in Gesù Cristo; e sono da lui proposte ai discepoli, e quindi anche a noi, perché possiamo rassomigliare sempre più a lui, così da essere davvero corrispondenti a quell’immagine e somiglianza con cui siamo usciti dalle mani creative di Dio.
don Tiberio Cantabon

Gesù parla ai poveri e ai semplici, come ai ricchi e ai potenti
. A tutti propone la vera felicità delle Beatitudini, che non è condizionata da situazioni sociali o psicologiche, ma dalla sincera ricerca dell’amore di Dio e del prossimo.
 
Oggi ricorre la 70a Giornata dei malati di lebbra

Prima lettura     Sof 2,3; 3,12-13
Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero.
 
Dal libro del profeta Sofonìa
 
Cercate il Signore
voi tutti, poveri della terra,
che eseguite i suoi ordini,
cercate la giustizia,
cercate l’umiltà;
forse potrete trovarvi al riparo
nel giorno dell’ira del Signore.
«Lascerò in mezzo a te
un popolo umile e povero».
Confiderà nel nome del Signore
il resto d’Israele.
Non commetteranno più iniquità
e non proferiranno menzogna;
non si troverà più nella loro bocca
una lingua fraudolenta.
Potranno pascolare e riposare
senza che alcuno li molesti.
Parola di Dio
 

Salmo responsoriale    Sal 145
 
Beati i poveri in spirito.
 
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.
 
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.
 
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.
 

Seconda lettura     1Cor 1,26-31
Dio ha scelto ciò che è debole per il mondo.
 
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
 
Considerate la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili.
Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio.
Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore.
Parola di Dio
 

Canto al Vangelo (Mt 5,12)
 
Alleluia, alleluia.
Rallegratevi ed esultate,
perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
 

Vangelo   Mt 5,1-12
Beati i poveri in spirito.
 
+ Dal Vangelo secondo Matteo
 
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Parola del Signore




Calendario liturgico: 30 Gennaio - 5 Febbraio 2023

30 L Rendete saldo il vostro cuore, voi tutti che sperate nel Signore. Gesù libera l’uomo indemoniato dal tormento, donandogli serenità e pace. S. Martina; S. Giacinta Marescotti; B. Sebastiano Valfré. Eb 11,32-40; Sal 30; Mc 5,1-20

 31 M S. Giovanni Bosco (m, bianco). Ti loderanno, Signore, quelli che ti cercano. In Gesù c’è la tenerezza del Dio-amore, prende la mano della bambina e cerca la donna guarita. S. Geminiano; S. Marcella. Eb 12,1-4; Sal 21; Mc 5,21-43

1 M L’amore del Signore è da sempre. Gesù, non accolto nella sua patria, si stupisce della durezza del cuore che si chiude di fronte al dono di Dio. S. Severo; S. Raimondo; S. Brigida. Eb 12,4-7.11-15; Sal 102; Mc 6,1-6

2 G Presentazione del Signore (f, bianco). Vieni, Signore, nel tuo tempio santo. La presentazione di Gesù bambino al Tempio anticipa l’offerta di Cristo sulla Croce. S. Caterina de’ Ricci. Ml 3,1-4 opp. Eb 2,14-18; Sal 23; Lc 2,22-40. Oggi ricorre la 27a Giornata della vita consacrata

3 V Il Signore è mia luce e mia salvezza. Erode, schiavo delle passioni fa decapitare Giovanni, uomo libero fedele alla verità. S. Biagio (mf); S. Ansgario (Oscar) (mf); Ss. Simeone e Anna. Eb 13,1-8; Sal 26; Mc 6,14-29.

 4 S Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. L'invito di Gesù al riposo ci sprona a recuperare il senso del tempo come dono. S. Eutichio; S. Nicola Studita; S. Gilberto. Eb 13,15-17.20-21; Sal 22; Mc 6,30-34

5 D V Domenica del T.O. / A. V sett. del Tempo Ordinario / A - I sett. del Salterio. S. Agata; S. Saba. Is 58,7-10; Sal 111; 1Cor 2,1-5; Mt 5,13-16. Oggi si celebra nel Tempio di S. Paolo in Alba una santa Messa secondo le intenzioni dei lettori de «La Domenica».

Lucia Giallorenzo






venerdì 20 gennaio 2023

Domenica della Parola 22 gennaio 2023 - IL FOGLIETTO

 22   gennaio  2023 
   
VENITE e SEGUITEMI

Con la Lettera apostolica in forma di Motu proprio “Aperuit illis”, Papa Francesco ha stabilito che “la III Domenica del Tempo ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio”.
L’evangelista Matteo, riprendendo un’immagine del libro di Isaia, ci dice quello che è Gesù per noi: la luce. 
Nella nostra vita, vediamo spesso tenebre, resistenze, difficoltà, compiti non risolti che si accumulano davanti a noi come un’enorme montagna, problemi con i figli, o gli amici, con la solitudine, il lavoro non gradito...
È tra tutte queste esperienze penose che ci raggiunge la buona parola: non vedete solo le tenebre, guardate anche la luce con cui Dio rischiara la vostra vita. Egli ha mandato Gesù per condividere con voi le vostre pene. Voi potete contare su di lui che è al vostro fianco, luce nell’oscurità.
Non siamo noi che diamo alla nostra vita il suo senso ultimo.
 È lui. Non è né il nostro lavoro, né il nostro sapere, né il nostro successo.
 È lui, e la luce che ci distribuisce. Perché il valore della nostra vita non si basa su quello che facciamo, né sulla considerazione o l’influenza che acquistiamo. 
Essa prende tutto il suo valore perché Dio ci guarda, si volta verso di noi, senza condizioni, e qualsiasi sia il nostro merito. 
La sua luce penetra nelle nostre tenebre più profonde, anche là dove ci sentiamo radicalmente rimessi in causa, essa penetra nel nostro errore. Possiamo fidarci proprio quando sentiamo i limiti della nostra vita, quando questa ci pesa e il suo senso sembra sfuggirci. Il popolo immenso nelle tenebre ha visto una luce luminosa; una luce è apparsa a coloro che erano nel buio regno della morte!
 

Intenzioni Sante Messe

DOMENICA 22       III Domenica del Tempo Ordinario. Ore 9.30: .Favaro Agnese, Bertapelle Pietro, Agnese, Gemma, Delfina  e Mario; Rizzato Dina;  Mitarotonda Margherita (anniversario); Bedin Olinda e Filippi Ennio.

Lunedì  23 Ore 8.00:  .

MARTEDì  24 Ore 15.00:  .

MERCOLEDì  25 Ore 8.00:  .

GIOVEDì  26 Ore 15.00:  .

VENERDì  27 Ore 8.00:  .

SABATO  28 Ore  18.30:  Salmaso Virginio e Reffo Armida.

DOMENICA  29 IV Domenica del Tempo Ordinario. Ore 9.30: Nicoletti Lino e Fam. Def., Zanon Regina e Pasquale, Carraro Maria, Marchetto Bruno, Massarotto Gino e Settimo Livia; Bertapelle Luca, Armando e Maria; Badan Bruno.

Incontri

Martedì ore 21.00 Incontro-prove per  il gruppo della Corale parrocchiale.

Avvisi

· Nel pomeriggio, alle ore 14.30, in sala Borsi, ci sarà la Tombola per i nonni della terza età; anima il gruppo di sempre: NOI donne di Cavino.

· Nel pomeriggio, alle ore 16.00, in chiesa, la lettura continua di tre piccoli libri della Bibbia - Antico Testamento, i libri di: Rut, Giona ed Ester; invito tutti a partecipare.

· Siamo nella Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani: ci uniamo alla preghiera della chiesa e delle diverse confessioni perché siano vinte le divisioni e si giunga all’unica chiesa con un unico pastore. Seguiremo, quando è possibile, nelle  liturgie feriali la proposta che viene offerta dal Segretariato per l’unità dei Cristiani.

· Martedì 24 gennaio, alle ore 20.45, in sala Borsi, ci sarà l’incontro per i genitori del 1° Discepolato  2^ tappa  ( ragazzi di 4^ elementare).

· Sabato 28 gennaio, alle ore 16.45, in chiesa, ci sarà, una liturgia penitenziale per i ragazzi/e del Primo Discepolato Ultima Quaresima, (ragazzi di 5^ elementare).

· Sabato 28 gennaio, alla messa prefestiva ci saranno i Riti di Consegna per alcuni ragazzi/e del Primo Discepolato 2^ tappa (ragazzi/e di 4 elementare).

· Domenica 29 gennaio, celebriamo la Giornata mondiale dei malati di lebbra, ci uniamo quindi alla preghiera di tutti i credenti perché il Signore ci aiuti a vincere questa malattia che, pur essendo curabile, mette distanza tra le persone e le fa vivere come estranee a motivo del facile contagio. Pregheremo quindi durante la celebrazione e raccoglieremo il nostro aiuto concreto per coloro che , in prima  linea, curano i malati di lebbra. Al termine delle messe nel piazzale antistante la chiesa i volontari del Gruppo Missionario vi propongono l’acquisto del Miele della solidarietà, vi chiedo di essere generosi, come sempre; tutto ciò che si raccoglie in questa giornata viene devoluto all’AIFO che si occupa della cura della lebbra in tutto il mondo.


Gesù cerca operai per il suo Regno di luce


Gesù inizia la sua predicazione, riprendendo il forte monito di Giovanni Battista: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Vangelo). Convertirsi significa cambiare radicalmente mentalità, abbandonare la strada del peccato e seguire la via di Dio. Il peccato rende schiavi e fa abitare in “tenebre” e “ombra di morte”. È come un “giogo” che opprime, una “sbarra” sulle spalle e un “bastone” che picchia (I Lettura). Gesù viene a portare il “regno dei cieli”: regno di “grande luce”, di libertà e vita, di gioia e vera letizia. Per questa sua meravigliosa missione Gesù sceglie dei collaboratori. Comincia a chiamare due coppie di fratelli pescatori. Essi subito lasciano tutto per diventare pescatori di uomini. Anche oggi Gesù continua a chiamare collaboratori per l’annuncio e la diffusione del Regno. Affida questo compito in modo specifico ai vescovi, presbiteri, diaconi e missionari. Tuttavia, è un compito per tutti i battezzati, quindi anche tuo. L’apostolo Paolo (II Lettura) soffre per le divisioni tra i cristiani di Corinto. Siamo nei giorni di «preghiera per l’unità dei cristiani». Prega e soffri anche tu, perché la divisione tra i cristiani abbia fine e il mondo creda!
Padre Giovanni Crisci, frate cappuccino 



Anche oggi Gesù ci invita alla conversione, al cambiamento di mentalità, per entrare nel regno di Dio. 
Apriamo la porta del nostro cuore, facciamo spazio alla sua Parola, viviamo insieme a lui la speranza di un mondo nuovo. 

Oggi ricorre la Domenica della Parola.
 
Prima lettura     Is 8,23-9,3
Nella Galilea delle genti, il popolo vide una grande luce.
 
Dal libro del profeta Isaìa
 
In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti.
Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia,
hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te
come si gioisce quando si miete
e come si esulta quando si divide la preda.
Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva,
la sbarra sulle sue spalle,
e il bastone del suo aguzzino,
come nel giorno di Mádian.
Parola di Dio
 
Salmo responsoriale    Sal 26
 
Il Signore è mia luce e mia salvezza.
 
Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?
 
Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.
 
Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.
 

Seconda lettura
    1Cor 1,10-13.17
Siate tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi.
 
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
 
Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire.
Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo».
È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?
Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.
Parola di Dio
 

Canto al Vangelo (Mt 4,23)
Alleluia, alleluia.
Gesù predicava il vangelo del Regno
e guariva ogni sorta di infermità nel popolo.
 

Vangelo   Mt 4,12-23   
Venne a Cafàrnao perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa
 
+ Dal Vangelo secondo Matteo
 
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
Parola del Signore.



VIDEO   

Per i  bambini





Lettura dal libro di GIONA

Giona

I contenuti
A differenza degli altri libri profetici, Giona non contiene oracoli né visioni. Non è nemmeno da classificare tra i libri che trasmettono ricordi "storici". È piuttosto un racconto didattico, una novella, che ha per protagonista un profeta, Giona appunto, che si oppone alla missione affidatagli da Dio. Si distingue dal contesto narrativo il c. 2, una preghiera simile ad alcune di quelle che si trovano nel libro dei Salmi. La preghiera presenta Giona nel "profondo degli inferi" (2,3), cioè come morto, e poi liberato da Dio che gli ha ridonato la vita. Per questo, nei vangeli, Gesù parla del "segno di Giona", per preannunciare la propria morte e risurrezione (Mt 12,38-42Lc 11,29-32).

Il contenuto del libro di Giona può essere così riassunto:
Missione di Giona e suo rifiuto (
1,1-16)
Preghiera di 
Giona (2,1-11)
Predicazione a Ninive e conversione dei suoi abitanti (
3,1-10)
Ira di Giona e misericordia di Dio (
4,1-11).

 

Le caratteristiche
Il libro di Giona è pervaso da un tono ironico, dovuto all'abilità narrativa dell'autore. L'originalità dello scrittore sacro appare anche nella conclusione interlocutoria (4,10-11): si tratta di una domanda a cui il lettore è chiamato a rispondere. Essa fa emergere l'universalità dell'amore e della misericordia di Dio. Diventa così chiaro che la parola divina di condanna, anche quella rivolta ai popoli nemici d'Israele ("Ninive sarà distrutta": 3,4), non mira tanto alla punizione, quanto alla conversione.


Giona

1        Fu rivolta a Giona, figlio di Amittài, questa parola del Signore: "Àlzati, va' a Ninive, la grande città, e in essa proclama che la loro malvagità è salita fino a me". Giona invece si mise in cammino per fuggire a Tarsis, lontano dal Signore. Scese a Giaffa, dove trovò una nave diretta a Tarsis. Pagato il prezzo del trasporto, s'imbarcò con loro per Tarsis, lontano dal Signore.       

Ma il Signore scatenò sul mare un forte vento e vi fu in mare una tempesta così grande che la nave stava per sfasciarsi. I marinai, impauriti, invocarono ciascuno il proprio dio e gettarono in mare quanto avevano sulla nave per alleggerirla. Intanto Giona, sceso nel luogo più in basso della nave, si era coricato e dormiva profondamente. Gli si avvicinò il capo dell'equipaggio e gli disse: "Che cosa fai così addormentato? Àlzati, invoca il tuo Dio! Forse Dio si darà pensiero di noi e non periremo".

Quindi dissero fra di loro: "Venite, tiriamo a sorte per sapere chi ci abbia causato questa sciagura". Tirarono a sorte e la sorte cadde su Giona. Gli domandarono: "Spiegaci dunque chi sia la causa di questa sciagura. Qual è il tuo mestiere? Da dove vieni? Qual è il tuo paese? A quale popolo appartieni?". Egli rispose: "Sono Ebreo e venero il Signore, Dio del cielo, che ha fatto il mare e la terra". Quegli uomini furono presi da grande timore e gli domandarono: "Che cosa hai fatto?". Infatti erano venuti a sapere che egli fuggiva lontano dal Signore, perché lo aveva loro raccontato .         

Essi gli dissero: "Che cosa dobbiamo fare di te perché si calmi il mare, che è contro di noi?". Infatti il mare infuriava sempre più. Egli disse loro: "Prendetemi e gettatemi in mare e si calmerà il mare che ora è contro di voi, perché io so che questa grande tempesta vi ha colto per causa mia".          

Quegli uomini cercavano a forza di remi di raggiungere la spiaggia, ma non ci riuscivano, perché il mare andava sempre più infuriandosi contro di loro. Allora implorarono il Signore e dissero: "Signore, fa' che noi non periamo a causa della vita di quest'uomo e non imputarci il sangue innocente, poiché tu, Signore, agisci secondo il tuo volere". Presero Giona e lo gettarono in mare e il mare placò la sua furia. Quegli uomini ebbero un grande timore del Signore, offrirono sacrifici al Signore e gli fecero promesse.

 

2          Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore, suo Dio, e disse:
"Nella mia angoscia ho invocato il Signore
ed egli mi ha risposto;
dal profondo degli inferi ho gridato
e tu hai ascoltato la mia voce.
Mi hai gettato nell'abisso, nel cuore del mare,
e le correnti mi hanno circondato;
tutti i tuoi flutti e le tue onde
sopra di me sono passati.
Io dicevo: "Sono scacciato
lontano dai tuoi occhi;
eppure tornerò a guardare il tuo santo tempio".
Le acque mi hanno sommerso fino alla gola,
l'abisso mi ha avvolto,
l'alga si è avvinta al mio capo.
Sono sceso alle radici dei monti,
la terra ha chiuso le sue spranghe
dietro a me per sempre.
Ma tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita,
Signore, mio Dio.
Quando in me sentivo venir meno la vita,
ho ricordato il Signore.
La mia preghiera è giunta fino a te,
fino al tuo santo tempio.
Quelli che servono idoli falsi
abbandonano il loro amore.
Ma io con voce di lode
offrirò a te un sacrificio
e adempirò il voto che ho fatto;
la salvezza viene dal Signore".
E il Signore parlò al pesce ed esso rigettò Giona sulla spiaggi
a.

 

3         Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: 2"Àlzati, va' a Ninive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico". Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore.
Ninive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: "Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta".
       
I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere. Per ordine del re e dei suoi grandi fu poi proclamato a Ninive questo decreto: "Uomini e animali, armenti e greggi non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. Uomini e animali si coprano di sacco, e Dio sia invocato con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente sdegno e noi non abbiamo a perire!".               
Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

 

4      Ma Giona ne provò grande dispiacere e ne fu sdegnato. Pregò il Signore: "Signore, non era forse questo che dicevo quand'ero nel mio paese? Per questo motivo mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira, di grande amore e che ti ravvedi riguardo al male minacciato. Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere!". Ma il Signore gli rispose: "Ti sembra giusto essere sdegnato così?".  
Giona allora uscì dalla città e sostò a oriente di essa. Si fece lì una capanna e vi si sedette dentro, all'ombra, in attesa di vedere ciò che sarebbe avvenuto nella città. Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona, per fare ombra sulla sua testa e liberarlo dal suo male. Giona provò una grande gioia per quel ricino.   
Ma il giorno dopo, allo spuntare dell'alba, Dio mandò un verme a rodere la pianta e questa si seccò. Quando il sole si fu alzato, Dio fece soffiare un vento d'oriente, afoso. Il sole colpì la testa di Giona, che si sentì venire meno e chiese di morire, dicendo: "Meglio per me morire che vivere".   
Dio disse a Giona: "Ti sembra giusto essere così sdegnato per questa pianta di ricino?". Egli rispose: "Sì, è giusto; ne sono sdegnato da morire!". Ma il Signore gli rispose: "Tu hai pietà per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta e in una notte è perita! E io non dovrei avere pietà di Ninive, quella grande città, nella quale vi sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali
?".



Lettura dal libro di ESTER

Ester

I contenuti
Il libro di Ester si presenta come un dramma. L'azione viene ambientata nella città di Susa, sede della corte del re persiano, nella quale si decreta prima lo sterminio generale degli Ebrei (c. 3), i quali, capovolgendosi del tutto questa situazione di minaccia, vengono poi autorizzati con un nuovo editto a vendicarsi dei loro nemici (c. 8). 
Per dare corpo a questa contrapposizione si presentano, nel ruolo di moglie del re, due figure femminili, delle quali la prima, Vasti, viene ripudiata a causa di una sua capricciosa insubordinazione (c. 1), provocando così la promozione a regina della seconda, Ester, una ragazza ebrea preferita alle altre per la sua bellezza (c. 2).
 Ester, nel momento del bisogno, sarà pronta a intercedere per la salvezza del suo popolo, anche a rischio della propria vita (c. 5). 
Alle due figure femminili sono accostati due personaggi maschili, che svolgono la funzione di primo ministro del re.
 Il contrasto tra loro è netto. Da un lato si trova Aman, che in modo del tutto arbitrario decreta lo sterminio degli Ebrei (c. 3), e dall'altro l'ebreo Mardocheo, servitore fedele che riesce a far revocare il precedente decreto, dopo che Aman è stato impiccato sul palo che lui stesso aveva preparato per Mardocheo. 
In questo modo, sia per Ester come per Mardocheo, si attua un "capovolgimento di situazione", la vera idea-madre del libro, destinato a coinvolgere tutti i Giudei. 
Tale modello narrativo si ritrova già nella vicenda di Giuseppe e nella storia dell'esodo: chi è prima il perseguitato (Giuseppe, Mosè) diventa poi l'artefice imprevisto della salvezza del suo popolo. 
Il libro si può dividere nel seguente modo:
Presentazione dei personaggi (
Presentazione dei personaggi (1,1a-3,6)
Minaccia contro gli 
Minaccia contro gli 
Minaccia contro gli Ebrei (3,7-5,14)
Rivincita degli 
Rivincita degli 
Rivincita degli Ebrei (6,1-10,3l).


Le caratteristiche
"In mezzo a tutte le razze che vi sono nel mondo si è mescolato un popolo ostile il quale, vivendo con leggi diverse da quelle di ogni altra nazione, trascura sempre i decreti del re, così da compromettere la pace delle nazioni da noi consolidata" (3,13d
). 
Queste parole di accusa contro i Giudei, che si trovano in una delle aggiunte proprie della versione greca, rendono bene lo spirito che sta all'origine di tutto il racconto. 
Si può dire infatti che il dramma mira a dare consapevolezza dell'identità ebraica nel contesto cosmopolita e minaccioso della diaspora, che vorrebbe imporre a tutti uno stesso modello di vita. 
La rivincita degli Ebrei, presentata nel racconto con gli eccessi della vendetta e della crudeltà, desta di solito un certo scandalo nel lettore. Si deve però notare il carattere romanzesco del racconto, che ama ricorrere agli eccessi e alle nette contrapposizioni. 
Il racconto, inoltre, in ragione della sua funzione popolare, assume toni buffi e grotteschi: si ha così una rappresentazione forte e immaginaria della violenza che serve a sdrammatizzare le tensioni etniche e sociali.

 

ESTER  

1.  Al tempo di Assuero, di quell'Assuero che regnava dall'India fino all'Etiopia sopra centoventisette province, in quel tempo, dunque, il re Assuero, che sedeva sul trono del suo regno nella cittadella di Susa, l'anno terzo del suo regno fece un banchetto a tutti i suoi prìncipi e ai suoi ministri. I capi dell'esercito di Persia e di Media, i nobili e i governatori delle province furono riuniti alla sua presenza. 
Dopo aver mostrato loro le ricchezze e la gloria del suo regno e il fasto magnifico della sua grandezza per molti giorni, centoottanta giorni, passati questi giorni il re fece un altro banchetto di sette giorni, nel cortile del giardino della reggia, per tutto il popolo che si trovava nella cittadella di Susa, dal più grande al più piccolo. 
Vi erano cortine di lino fine e di porpora viola, sospese con cordoni di bisso e di porpora rossa ad anelli d'argento e a colonne di marmo bianco; vi erano inoltre divani d'oro e d'argento sopra un pavimento di marmo verde, bianco e di madreperla e di pietre a colori. Vi erano cortine di lino fine e di porpora viola, sospese con cordoni di bisso e di porpora rossa ad anelli d'argento e a colonne di marmo bianco; vi erano inoltre divani d'oro e d'argento sopra un pavimento di marmo verde, bianco e di madreperla e di pietre a colori. Si porgeva da bere in vasi d'oro di forme svariate e il vino del re era abbondante, grazie alla liberalità del re. Vi era l'ordine di non forzare alcuno a bere, poiché il re aveva prescritto a tutti i maggiordomi che lasciassero fare a ciascuno secondo la propria volontà.
 Anche la regina Vasti offrì un banchetto alle donne nella reggia del re Assuero. Il settimo giorno, il re, che aveva il cuore allegro per il vino, ordinò a Meumàn, Bizzetà, Carbonà, Bigta, Abagtà, Zetar e Carcas, i sette eunuchi che erano adibiti al servizio del re Assuero, che conducessero davanti a lui la regina Vasti con la corona regale, per mostrare ai popoli e ai capi la sua bellezza; ella infatti era di aspetto avvenente. Ma la regina Vasti rifiutò di venire, contro l'ordine che il re aveva dato per mezzo degli eunuchi; il re ne fu assai irritato e la collera si accese dentro di lui. Allora il re interrogò i sapienti, conoscitori dei tempi - poiché gli affari del re si trattavano così, alla presenza di quanti conoscevano la legge e il diritto, e i più vicini a lui erano Carsenà, Setar, Admàta, Tarsis, Meres, Marsenà e Memucàn, sette capi della Persia e della Media che erano ammessi alla sua presenza e sedevano ai primi posti nel regno -, e domandò dunque: "Secondo la legge, che cosa si deve fare alla regina Vasti che non ha eseguito l'ordine che le ha dato il re Assuero per mezzo degli eunuchi?".      
Memucàn rispose alla presenza del re e dei prìncipi: "La regina Vasti ha mancato non solo verso il re, ma anche verso tutti i capi e tutti i popoli che sono nelle province del re Assuero. Perché quello che la regina ha fatto sarà noto a tutte le donne e le indurrà a disprezzare i propri mariti. Esse diranno: "Il re Assuero aveva ordinato che si conducesse alla sua presenza la regina Vasti e lei non vi è andata".
 D'ora innanzi le principesse di Persia e di Media che verranno a conoscere la condotta della regina, ne parleranno a tutti i prìncipi del re e ne nascerà gran disprezzo e collera. Se così sembra bene al re, venga da lui emanato un editto reale da scriversi fra le leggi di Persia e di Media, e sia irrevocabile, per il quale Vasti non potrà più comparire alla presenza del re Assuero, e il re conferisca la dignità di regina a un'altra migliore di lei. Quando l'editto emanato dal re sarà conosciuto nell'intero suo regno, per quanto vasto, tutte le donne renderanno onore ai loro mariti, dal più grande al più piccolo". La cosa parve buona al re e ai prìncipi. Il re fece come aveva detto Memucàn: mandò lettere a tutte le province del regno, a ogni provincia secondo il suo modo di scrivere e a ogni popolo secondo la sua lingua, perché ogni marito fosse padrone in casa sua e potesse esprimersi nella lingua del suo popolo.

Memucàn rispose alla presenza del re e dei prìncipi: "La regina Vasti ha mancato non solo verso il re, ma anche verso tutti i capi e tutti i popoli che sono nelle province del re Assuero.

 Perché quello che la regina ha fatto sarà noto a tutte le donne e le indurrà a disprezzare i propri mariti. 

Esse diranno: "Il re Assuero aveva ordinato che si conducesse alla sua presenza la regina Vasti e lei non vi è andata". D'ora innanzi le principesse di Persia e di Media che verranno a conoscere la condotta della regina, ne parleranno a tutti i prìncipi del re e ne nascerà gran disprezzo e collera. 

Se così sembra bene al re, venga da lui emanato un editto reale da scriversi fra le leggi di Persia e di Media, e sia irrevocabile, per il quale Vasti non potrà più comparire alla presenza del re Assuero, e il re conferisca la dignità di regina a un'altra migliore di lei. 

Quando l'editto emanato dal re sarà conosciuto nell'intero suo regno, per quanto vasto, tutte le donne renderanno onore ai loro mariti, dal più grande al più piccolo". La cosa parve buona al re e ai prìncipi. Il re fece come aveva detto Memucàn: mandò lettere a tutte le province del regno, a ogni provincia secondo il suo modo di scrivere e a ogni popolo secondo la sua lingua, perché ogni marito fosse padrone in casa sua e potesse esprimersi nella lingua del suo popolo.

 

2    Dopo questi fatti, quando la collera del re si fu calmata, egli si ricordò di Vasti, di ciò che lei aveva fatto e di quanto era stato deciso a suo riguardo. Allora i giovani che stavano al servizio del re dissero: "Si cerchino per il re fanciulle vergini e d'aspetto avvenente; stabilisca il re in tutte le province del suo regno commissari, i quali radunino tutte le fanciulle vergini e d'aspetto avvenente nella cittadella di Susa, nell'harem, sotto la sorveglianza di Egài, eunuco del re e guardiano delle donne, il quale darà loro i cosmetici necessari. La fanciulla che piacerà al re diventerà regina al posto di Vasti". 
La proposta piacque al re e così si fece. Ora nella cittadella di Susa c'era un Giudeo chiamato Mardocheo, figlio di Giàiro, figlio di Simei, figlio di Kis, un Beniaminita, che era stato deportato da Gerusalemme fra quelli condotti in esilio con Ieconia, re di Giuda, da Nabucodònosor, re di Babilonia. Egli aveva allevato Adàssa, cioè Ester, figlia di un suo zio, perché lei era orfana di padre e di madre. 
La ragazza era di bella presenza e di aspetto avvenente; alla morte del padre e della madre, Mardocheo l'aveva presa come propria figlia. 
Quando l'ordine del re e il suo editto furono divulgati e un gran numero di fanciulle vennero radunate nella cittadella di Susa sotto la sorveglianza di Egài, anche Ester fu presa nella reggia, sotto la sorveglianza di Egài, guardiano delle donne.
La fanciulla piacque a Egài e conquistò il suo favore: egli si preoccupò di darle i cosmetici e il vitto; le diede sette ancelle scelte nella reggia e assegnò a lei e alle sue ancelle l'alloggio migliore nell'harem. 
Ester non aveva rivelato nulla né del suo popolo né della sua stirpe, perché Mardocheo le aveva proibito di parlarne. Mardocheo tutti i giorni passeggiava davanti al cortile dell'harem per sapere se Ester stava bene e come la trattavano.    
Quando veniva il turno per una fanciulla di andare dal re Assuero alla fine dei dodici mesi prescritti alle donne per i loro preparativi, sei mesi per profumarsi con olio di mirra e sei mesi con aromi e altri cosmetici usati dalle donne, la fanciulla andava dal re e tutto ciò che chiedeva le veniva dato per portarlo con sé dall'harem alla reggia. 
La fanciulla piacque a Egài e conquistò il suo favore: egli si preoccupò di darle i cosmetici e il vitto; le diede sette ancelle scelte nella reggia e assegnò a lei e alle sue ancelle l'alloggio migliore nell'harem. 
Ester non aveva rivelato nulla né del suo popolo né della sua stirpe, perché Mardocheo le aveva proibito di parlarne. 
Mardocheo tutti i giorni passeggiava davanti al cortile dell'harem per sapere se Ester stava bene e come la trattavano.    
 La cosa fu risaputa da Mardocheo, che avvertì la regina Ester, ed Ester ne parlò al re in nome di Mardocheo.  
E la cosa fu registrata nel libro delle cronache, alla presenza del re.
 
3     Dopo questi fatti, il re Assuero rese grande Aman, figlio di Ammedàta, l'Agaghita, lo innalzò e pose il suo seggio al di sopra di tutti i prìncipi che erano con lui. Tutti i ministri del re, che stavano alla porta del re, si inginocchiavano e si prostravano davanti ad Aman, perché così aveva ordinato il re a suo riguardo. Ma Mardocheo non s'inginocchiava né si prostrava. I ministri del re, che stavano alla porta del re, dissero a Mardocheo: "Perché trasgredisci l'ordine del re?". 
 Il re disse ad Aman: "Il denaro sia per te: al popolo fa' pure quello che ti sembra opportuno".
Una copia dell'editto, che doveva essere promulgato in ogni provincia, fu resa nota a tutti i popoli, perché si tenessero pronti per quel giorno. I corrieri partirono in tutta fretta per eseguire l'ordine del re e il decreto fu promulgato nella cittadella di Susa. Mentre il re e Aman stavano

4     Quando Mardocheo seppe quello che era accaduto, si stracciò le vesti, si coprì di sacco e di cenere e uscì in mezzo alla città, emettendo alte e amare grida; giunse fin davanti alla porta del re, poiché a nessuno che fosse coperto di sacco era permesso entrare per la porta del re. In ogni provincia, dovunque venissero promulgati l'ordine e l'editto del re, ci fu grande desolazione fra i Giudei: digiuno, pianto, lutto e a molti facevano da letto il sacco e la cenere. Le ancelle di Ester e i suoi eunuchi vennero a riferire la cosa e la regina ne fu molto angustiata; mandò vesti a Mardocheo, perché se le mettesse e si togliesse di dosso il sacco, ma egli non le accettò. 
Atac si recò da Mardocheo sulla piazza della città, davanti alla porta del re. Mardocheo gli narrò quello che gli era accaduto e gli indicò la somma di denaro che Aman aveva promesso di versare al tesoro reale per far distruggere i Giudei; gli diede anche una copia dell'editto promulgato a Susa per il loro sterminio, perché lo mostrasse a Ester, la informasse di tutto e le ordinasse di presentarsi al re, per chiedergli grazia e per intercedere in favore del suo popolo.
Quando veniva il turno per una fanciulla di andare dal re Assuero alla fine dei dodici mesi prescritti alle donne per i loro preparativi, sei mesi per profumarsi con olio di mirra e sei mesi con aromi e altri cosmetici usati dalle donne, la fanciulla andava dal re e tutto ciò che chiedeva le veniva dato per portarlo con sé dall'harem alla reggia.  Vi andava la sera e la mattina seguente passava nel secondo harem, sotto la sorveglianza di Saasgàz, eunuco del re e guardiano delle concubine. Poi non tornava più dal re a meno che il re la desiderasse e lei fosse richiamata per nome.  Quando per Ester, figlia di Abicàil, zio di Mardocheo, che l'aveva adottata per figlia, arrivò il turno di andare dal re, ella non chiese nulla tranne ciò che le era stato indicato da Egài, eunuco del re e guardiano delle donne; Ester attirava la simpatia di quanti la vedevano.  Ester fu dunque condotta presso il re Assuero nella reggia il decimo mese, cioè il mese di Tebet, il settimo anno del suo regno.  Il re amò Ester più di tutte le altre donne ed ella trovò grazia e favore agli occhi di lui più di tutte le altre vergini. Egli le pose sul capo la corona regale e la fece regina al posto di Vasti.  
Poi il re fece un gran banchetto, il banchetto di Ester, per tutti i prìncipi e i ministri; condonò i debiti delle province e fece doni con munificenza regale. Ora, la seconda volta che si radunavano le fanciulle, Mardocheo era seduto alla porta del re.  
Ester, secondo l'ordine che Mardocheo le aveva dato, non aveva rivelato nulla né della sua stirpe né del suo popolo, poiché lei faceva quello che Mardocheo le diceva, come quando era sotto la sua tutela. In quei giorni, quando Mardocheo sedeva alla porta del re, Bigtan e Teres, due degli eunuchi del re che custodivano la soglia, irritati contro il re Assuero,   cercarono il modo di mettere le mani sulla persona del re.
Svolte le indagini e scoperto il fatto, i due eunuchi furono impiccati a un palo. 
Ma, sebbene glielo dicessero tutti i giorni, egli non dava loro ascolto. Allora quelli riferirono il fatto ad Aman, per vedere se Mardocheo avrebbe insistito nel suo atteggiamento; aveva detto loro, infatti, che era un Giudeo. 
Aman vide che Mardocheo non s'inginocchiava né si prostrava davanti a lui e fu pieno d'ira; ma gli sembrò poca cosa mettere le mani addosso a Mardocheo soltanto, poiché gli avevano detto a quale popolo Mardocheo apparteneva. gli si propose di distruggere tutti i Giudei che si trovavano nel regno d'Assuero, cioè il popolo di Mardocheo.

Il primo mese, cioè il mese di Nisan, il dodicesimo anno del re Assuero, si gettò il pur, cioè la sorte, alla presenza di Aman, per la scelta del giorno e del mese. La sorte cadde sul tredici del dodicesimo mese, chiamato Adar. 
Allora Aman disse al re Assuero: "Vi è un popolo disperso e segregato tra i popoli di tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo e non osserva le leggi del re; non conviene quindi che il re lo lasci tranquillo. Se così piace al re, si ordini che esso sia distrutto; io verserò diecimila talenti d'argento agli amministratori del re, perché siano versati nel tesoro reale". 
Allora il re si tolse l'anello di mano e lo diede ad Aman, figlio di Ammedàta, l'Agaghita, nemico dei Giudei.
 Il tredici del primo mese furono chiamati i segretari del re, e in conformità agli ordini di Aman, fu scritto ai satrapi del re, ai governatori di ogni provincia e ai capi di ogni popolo, a ogni provincia secondo il suo modo di scrivere e a ogni popolo secondo la sua lingua. Lo scritto fu redatto in nome del re Assuero e sigillato con l'anello reale. 
Questi documenti scritti furono spediti per mezzo di corrieri in tutte le province del re, perché si distruggessero, si uccidessero, si sterminassero tutti i Giudei, giovani e vecchi, bambini e donne, in un medesimo giorno, il tredici del dodicesimo mese, cioè il mese di Adar, e si saccheggiassero i loro beni.
Allora Ester chiamò Atac, uno degli eunuchi che il re aveva messo al suo servizio, e lo incaricò di andare da Mardocheo per domandare che cosa era avvenuto e perché si comportasse così. 
Atac ritornò da Ester e le riferì le parole di Mardocheo.
Atac ritornò da Ester e le riferì le parole di Mardocheo. 
Ester ordinò ad Atac di dire a Mardocheo: "Tutti i ministri del re e il popolo delle sue province sanno che se qualcuno, uomo o donna, entra dal re nell'atrio interno, senza essere stato chiamato, in forza di una legge uguale per tutti, deve essere messo a morte, a meno che il re non stenda verso di lui il suo scettro d'oro, nel qual caso avrà salva la vita. Quanto a me, sono già trenta giorni che non sono stata chiamata per andare dal re".
 Le parole di Ester furono riferite a Mardocheo e Mardocheo fece dare questa risposta a Ester: "Non pensare di salvarti tu sola, fra tutti i Giudei, per il fatto che ti trovi nella reggia. Perché se tu in questo momento taci, aiuto e liberazione sorgeranno per i Giudei da un altro luogo; ma tu perirai insieme con la casa di tuo padre. Chi sa che tu non sia stata elevata a regina proprio per una circostanza come questa?".
Allora Ester fece rispondere a Mardocheo: "Va', raduna tutti i Giudei che si trovano a Susa: digiunate per me, non mangiate e non bevete per tre giorni, notte e giorno. Anche io, con le mie ancelle, digiunerò nello stesso modo; dopo entrerò dal re, sebbene ciò sia contro la legge e, se dovrò perire, perirò!". 
Mardocheo se ne andò e fece quanto Ester gli aveva ordinato.


   Il terzo giorno Ester indossò le sue vesti da regina e si presentò nel cortile interno della reggia, di fronte all'appartamento del re. Il re sedeva sul suo trono regale nella reggia, di fronte all'ingresso del palazzo. Appena il re vide la regina Ester che stava nel cortile, ella trovò grazia ai suoi occhi. Il re stese verso Ester lo scettro d'oro che teneva in mano: Ester si avvicinò e toccò la punta dello scettro. Allora il re le disse: "Che cosa ti accade, regina Ester? Qual è la tua richiesta? Fosse pure la metà del regno, l'avrai!". Ester rispose: "Se così piace al re, venga oggi il re con Aman al banchetto che gli ho preparato". Il re disse: "Convocate subito Aman, per fare ciò che Ester ha detto".    
Il re andò dunque con Aman al banchetto che Ester aveva preparato. Il re disse a Ester, mentre si beveva il vino: "Qual è la tua richiesta? Ti sarà concessa. Che desideri? Fosse anche la metà del regno, sarà fatto!". 
Ester rispose: "Ecco la mia richiesta e il mio desiderio: se ho trovato grazia agli occhi del re e se il re si degna di concedermi quello che chiedo e di soddisfare il mio desiderio, venga il re con Aman anche domani al banchetto che io preparerò loro e io risponderò alla domanda del re".     
Aman quel giorno uscì lieto e con il cuore contento, ma quando alla porta del re vide Mardocheo che non si alzava né si muoveva per lui, fu preso d'ira contro di lui. Tuttavia Aman si trattenne, andò a casa e mandò a chiamare i suoi amici e Zeres, sua moglie. Aman parlò loro della magnificenza delle sue ricchezze, del gran numero dei suoi figli, di quanto il re aveva fatto per renderlo grande e come l'aveva innalzato sopra i capi e i ministri del re. isse ancora: "Inoltre la regina Ester, al banchetto che ha preparato, ha invitato soltanto me a fianco del re; anche per domani sono invitato da lei con il re.
 
Il re andò dunque con Aman al banchetto che Ester aveva preparato.
 Il re disse a Ester, mentre si beveva il vino: "Qual è la tua richiesta? Ti sarà concessa. Che desideri? Fosse anche la metà del regno, sarà fatto!". 
Ester rispose: "Ecco la mia richiesta e il mio desiderio: se ho trovato grazia agli occhi del re e se il re si degna di concedermi quello che chiedo e di soddisfare il mio desiderio, venga il re con Aman anche domani al banchetto che io preparerò loro e io risponderò alla domanda del re".     
Aman quel giorno uscì lieto e con il cuore contento, ma quando alla porta del re vide Mardocheo che non si alzava né si muoveva per lui, fu preso d'ira contro di lui. 
Tuttavia Aman si trattenne, andò a casa e mandò a chiamare i suoi amici e Zeres, sua moglie. Aman parlò loro della magnificenza delle sue ricchezze, del gran numero dei suoi figli, di quanto il re aveva fatto per renderlo grande e come l'aveva innalzato sopra i capi e i ministri del re. 
Disse ancora: "Inoltre la regina Ester, al banchetto che ha preparato, ha invitato soltanto me a fianco del re; anche per domani sono invitato da lei con il re. 
Ma tutto questo non mi basta, finché vedrò Mardocheo, il Giudeo, restar seduto alla porta del re". 
Allora sua moglie Zeres e tutti i suoi amici gli dissero: "Si prepari un palo alto cinquanta cubiti e tu domani mattina di' al re che vi sia impiccato Mardocheo; poi va' pure contento al banchetto con il re".
 La cosa piacque ad Aman, che fece preparare il palo.

 

  Lettura dal libro di RUT

Rut

I contenuti
Questo piccolo libro narra le vicende di Rut, una straniera che diventa figlia di Israele e prende posto nella genealogia del re Davide. 
Sebbene prenda il nome da Rut, a livello narrativo l'azione è portata avanti da Noemi, la suocera di Rut. 
Partita con la famiglia da Betlemme verso il paese di Moab, per sfuggire a una carestia, Noemi giunge al fondo della privazione con la morte del marito e dei due figli. 
Rimasta sola con le nuore, Orpa e Rut, decide di fare ritorno nella propria terra di origine; a lei si accompagna soltanto Rut, ferma nel proposito di non infrangere il legame che la unisce alla suocera e, attraverso di lei, al popolo di Israele e a YHWH. 
Il racconto, ambientato sullo sfondo del periodo dei giudici, entra nel vivo quando compare sulla scena Booz, un ricco proprietario terriero parente del defunto marito.
 È suo il campo nel quale Rut va a spigolare, per assicurarsi il sostentamento. Booz, attratto dalla generosità e dai sentimenti della donna, decide di sposarla, avvalendosi del diritto di riscatto previsto dalla legge del levirato. 
Dal loro matrimonio nasce un figlio, Obed, che la genealogia posta alla fine del libro annovera tra i progenitori di Davide, il grande re d'Israele. Per questo, Rut ha un posto anche tra gli antenati di Gesù (Mt 1,5).
 La narrazione si articola nel modo seguente:
Elimèlec e Noemi nel paese di Moab (
Elimèlec e Noemi nel paese di Moab (1,1-5)
Noemi e Rut tornano a Betlemme (
Noemi e Rut tornano a Betlemme (1,6-22)
Rut, la spigolatrice, nei campi di Booz (
Rut, la spigolatrice, nei campi di Booz (2,1-23)
Rut e Booz: l'incontro decisivo (
Rut e Booz: l'incontro decisivo (3,1-18)
Il riscatto e le nozze (
Il riscatto e le nozze (4,1-22).

Le caratteristiche
Il libro di Rut rappresenta un gioiello dell'arte narrativa biblica: per la freschezza e insieme la complessità dell'intreccio, reso particolarmente vivace dai numerosi dialoghi, che occupano più della metà del libro, per l'uso sapiente delle tecniche stilistiche ebraiche, con il ricorso a parallelismi, assonanze, giochi di parole, e soprattutto per l'abilità del narratore nel delineare, in un misto di pathos e ironia, il profilo dei personaggi, la cui profonda umanità e dignità non cancella elementi di sottile ambiguità. 
Oltre agli aspetti letterari, sono degni di rilievo soprattutto gli insegnamenti contenuti nel libro.
 Il motivo di fondo che attraversa il racconto è quello della fedeltà, fondata sui vincoli dell'alleanza. Il rispetto dei genitori, l'amore e la delicatezza nei rapporti familiari, la pietà verso i poveri, l'apertura verso lo straniero sono tratti inconfondibili e avvincenti del tessuto narrativo.

 

Rut


1 Al tempo dei giudici, ci fu nel paese una carestia e un uomo con la moglie e i suoi due figli emigrò da Betlemme di Giuda nei campi di Moab. Quest'uomo si chiamava Elimèlec, sua moglie Noemi e i suoi due figli Maclon e Chilion; erano Efratei, di Betlemme di Giuda. Giunti nei campi di Moab, vi si stabilirono.
Poi Elimèlec, marito di Noemi, morì ed essa rimase con i suoi due figli. Questi sposarono donne moabite: una si chiamava Orpa e l'altra Rut. Abitarono in quel luogo per dieci anni. 
Poi morirono anche Maclon e Chilion, e la donna rimase senza i suoi due figli e senza il marito.  
Allora intraprese il cammino di ritorno dai campi di Moab con le sue nuore, perché nei campi di Moab aveva sentito dire che il Signore aveva visitato il suo popolo, dandogli pane. Partì dunque con le due nuore da quel luogo ove risiedeva e si misero in cammino per tornare nel paese di Giuda. Noemi disse alle due nuore: "Andate, tornate ciascuna a casa di vostra madre; il Signore usi bontà con voi, come voi avete fatto con quelli che sono morti e con me! Il Signore conceda a ciascuna di voi di trovare tranquillità in casa di un marito".
 E le baciò. Ma quelle scoppiarono a piangere e le dissero: "No, torneremo con te al tuo popolo". 
Noemi insistette: "Tornate indietro, figlie mie! Perché dovreste venire con me? Ho forse ancora in grembo figli che potrebbero diventare vostri mariti? Tornate indietro, figlie mie, andate! Io sono troppo vecchia per risposarmi. Se anche pensassi di avere una speranza, prendessi marito questa notte e generassi pure dei figli, vorreste voi aspettare che crescano e rinuncereste per questo a maritarvi? No, figlie mie; io sono molto più amareggiata di voi, poiché la mano del Signore è rivolta contro di me". Di nuovo esse scoppiarono a piangere. Orpa si accomiatò con un bacio da sua suocera, Rut invece non si staccò da lei. 
Noemi le disse: "Ecco, tua cognata è tornata dalla sua gente e dal suo dio; torna indietro anche tu, come tua cognata". Ma Rut replicò: "Non insistere con me che ti abbandoni e torni indietro senza di te, perché dove andrai tu, andrò anch'io, e dove ti fermerai, mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio. Dove morirai tu, morirò anch'io e lì sarò sepolta. Il Signore mi faccia questo male e altro ancora, se altra cosa, che non sia la morte, mi separerà da te".        
Vedendo che era davvero decisa ad andare con lei, Noemi non insistette più. Esse continuarono il viaggio, finché giunsero a Betlemme. Quando giunsero a Betlemme, tutta la città fu in subbuglio per loro, e le donne dicevano: "Ma questa è Noemi!". Ella replicava: "Non chiamatemi Noemi, chiamatemi Mara, perché l'Onnipotente mi ha tanto amareggiata! Piena me n'ero andata, ma il Signore mi fa tornare vuota. 
Perché allora chiamarmi Noemi, se il Signore si è dichiarato contro di me e l'Onnipotente mi ha resa infelice?". 
Così dunque tornò Noemi con Rut, la moabita, sua nuora, venuta dai campi di Moab. Esse arrivarono a Betlemme quando si cominciava a mietere l'orzo.
Poi Elimèlec, marito di Noemi, morì ed essa rimase con i suoi due figli. Questi sposarono donne moabite: una si chiamava Orpa e l'altra Rut. Abitarono in quel luogo per dieci anni. 
Poi morirono anche Maclon e Chilion, e la donna rimase senza i suoi due figli e senza il marito.  
Allora intraprese il cammino di ritorno dai campi di Moab con le sue nuore, perché nei campi di Moab aveva sentito dire che il Signore aveva visitato il suo popolo, dandogli pane. Partì dunque con le due nuore da quel luogo ove risiedeva e si misero in cammino per tornare nel paese di Giuda. Noemi disse alle due nuore: "Andate, tornate ciascuna a casa di vostra madre; il Signore usi bontà con voi, come voi avete fatto con quelli che sono morti e con me! Il Signore conceda a ciascuna di voi di trovare tranquillità in casa di un marito". E le baciò. Ma quelle scoppiarono a piangere e le dissero: "No, torneremo con te al tuo popolo". Noemi insistette: "Tornate indietro, figlie mie! Perché dovreste venire con me? Ho forse ancora in grembo figli che potrebbero diventare vostri mariti? Tornate indietro, figlie mie, andate! Io sono troppo vecchia per risposarmi. Se anche pensassi di avere una speranza, prendessi marito questa notte e generassi pure dei figli, vorreste voi aspettare che crescano e rinuncereste per questo a maritarvi? No, figlie mie; io sono molto più amareggiata di voi, poiché la mano del Signore è rivolta contro di me". Di nuovo esse scoppiarono a piangere.
 Orpa si accomiatò con un bacio da sua suocera, Rut invece non si staccò da lei. 
Noemi le disse: "Ecco, tua cognata è tornata dalla sua gente e dal suo dio; torna indietro anche tu, come tua cognata". Ma Rut replicò: "Non insistere con me che ti abbandoni e torni indietro senza di te, perché dove andrai tu, andrò anch'io, e dove ti fermerai, mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio. Dove morirai tu, morirò anch'io e lì sarò sepolta. Il Signore mi faccia questo male e altro ancora, se altra cosa, che non sia la morte, mi separerà da te".        
Vedendo che era davvero decisa ad andare con lei, Noemi non insistette più. Esse continuarono il viaggio, finché giunsero a Betlemme. Quando giunsero a Betlemme, tutta la città fu in subbuglio per loro, e le donne dicevano: "Ma questa è Noemi!". Ella replicava: "Non chiamatemi Noemi, chiamatemi Mara, perché l'Onnipotente mi ha tanto amareggiata! Piena me n'ero andata, ma il Signore mi fa tornare vuota. Perché allora chiamarmi Noemi, se il Signore si è dichiarato contro di me e l'Onnipotente mi ha resa infelice?". Così dunque tornò Noemi con Rut, la moabita, sua nuora, venuta dai campi di Moab. Esse arrivarono a Betlemme quando si cominciava a mietere l'orzo.
 
2  Noemi aveva un parente da parte del marito, un uomo altolocato della famiglia di Elimèlec, che si chiamava Booz. Rut, la moabita, disse a Noemi: "Lasciami andare in campagna a spigolare dietro qualcuno nelle cui grazie riuscirò a entrare". Le rispose: "Va' pure, figlia mia".
 Rut andò e si mise a spigolare nella campagna dietro ai mietitori. Per caso si trovò nella parte di campagna appartenente a Booz, che era della famiglia di Elimèlec.         Proprio in quel mentre Booz arrivava da Betlemme. Egli disse ai mietitori: "Il Signore sia con voi!".
 Ed essi gli risposero: "Ti benedica il Signore!". Booz disse al sovrintendente dei mietitori: "Di chi è questa giovane?".
 Il sovrintendente dei mietitori rispose: "È una giovane moabita, quella tornata con Noemi dai campi di Moab. Ha detto di voler spigolare e raccogliere tra i covoni dietro ai mietitori. È venuta ed è rimasta in piedi da stamattina fino ad ora. Solo adesso si è un poco seduta in casa". 
Allora Booz disse a Rut: "Ascolta, figlia mia, non andare a spigolare in un altro campo. Non allontanarti di qui e sta' insieme alle mie serve. Tieni d'occhio il campo dove mietono e cammina dietro a loro. Ho lasciato detto ai servi di non molestarti. Quando avrai sete, va' a bere dagli orci ciò che i servi hanno attinto". Allora Rut si prostrò con la faccia a terra e gli disse: "Io sono una straniera: perché sono entrata nelle tue grazie e tu ti interessi di me?". Booz le rispose: "Mi è stato riferito quanto hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuo marito, e come hai abbandonato tuo padre, tua madre e la tua patria per venire presso gente che prima non conoscevi. Il Signore ti ripaghi questa tua buona azione e sia davvero piena per te la ricompensa da parte del Signore, Dio d'Israele, sotto le cui ali sei venuta a rifugiarti".       
Ella soggiunse: "Possa rimanere nelle tue grazie, mio signore! Poiché tu mi hai consolato e hai parlato al cuore della tua serva, benché io non sia neppure come una delle tue schiave".  
Poi, al momento del pasto, Booz le disse: "Avvicìnati, mangia un po' di pane e intingi il boccone nell'aceto". Ella si mise a sedere accanto ai mietitori. Booz le offrì del grano abbrustolito; lei ne mangiò a sazietà e ne avanzò. Poi si alzò per tornare a spigolare e Booz diede quest'ordine ai suoi servi: "Lasciatela spigolare anche fra i covoni e non fatele del male. Anzi fate cadere apposta per lei spighe dai mannelli; lasciatele lì, perché le raccolga, e non sgridatela". 
Così Rut spigolò in quel campo fino alla sera. Batté quello che aveva raccolto e ne venne fuori quasi un'efa di orzo. Se lo caricò addosso e rientrò in città. Sua suocera vide ciò che aveva spigolato. Rut tirò fuori quanto le era rimasto del pasto e glielo diede.  
La suocera le chiese: "Dove hai spigolato oggi? Dove hai lavorato? Benedetto colui che si è interessato di te!". Rut raccontò alla suocera con chi aveva lavorato e disse: "L'uomo con cui ho lavorato oggi si chiama Booz". Noemi disse alla nuora: "Sia benedetto dal Signore, che non ha rinunciato alla sua bontà verso i vivi e verso i morti!". 
E aggiunse: "Quest'uomo è un nostro parente stretto, uno di quelli che hanno su di noi il diritto di riscatto". Rut, la moabita, disse: "Mi ha anche detto di rimanere insieme ai suoi servi, finché abbiano finito tutta la mietitura". Noemi disse a Rut, sua nuora: "Figlia mia, è bene che tu vada con le sue serve e non ti molestino in un altro campo".    
Ella rimase dunque con le serve di Booz a spigolare, sino alla fine della mietitura dell'orzo e del frumento, e abitava con la suocera
Ella soggiunse: "Possa rimanere nelle tue grazie, mio signore! Poiché tu mi hai consolato e hai parlato al cuore della tua serva, benché io non sia neppure come una delle tue schiave".  
Poi, al momento del pasto, Booz le disse: "Avvicìnati, mangia un po' di pane e intingi il boccone nell'aceto". Ella si mise a sedere accanto ai mietitori. Booz le offrì del grano abbrustolito; lei ne mangiò a sazietà e ne avanzò. Poi si alzò per tornare a spigolare e Booz diede quest'ordine ai suoi servi: "Lasciatela spigolare anche fra i covoni e non fatele del male. Anzi fate cadere apposta per lei spighe dai mannelli; lasciatele lì, perché le raccolga, e non sgridatela".
 Così Rut spigolò in quel campo fino alla sera. Batté quello che aveva raccolto e ne venne fuori quasi un'efa di orzo. Se lo caricò addosso e rientrò in città. Sua suocera vide ciò che aveva spigolato. Rut tirò fuori quanto le era rimasto del pasto e glielo diede.  
La suocera le chiese: "Dove hai spigolato oggi? Dove hai lavorato? Benedetto colui che si è interessato di te!". 
Rut raccontò alla suocera con chi aveva lavorato e disse: "L'uomo con cui ho lavorato oggi si chiama Booz". Noemi disse alla nuora: "Sia benedetto dal Signore, che non ha rinunciato alla sua bontà verso i vivi e verso i morti!".
 E aggiunse: "Quest'uomo è un nostro parente stretto, uno di quelli che hanno su di noi il diritto di riscatto". 
Rut, la moabita, disse: "Mi ha anche detto di rimanere insieme ai suoi servi, finché abbiano finito tutta la mietitura". 
Noemi disse a Rut, sua nuora: "Figlia mia, è bene che tu vada con le sue serve e non ti molestino in un altro campo".    
Ella rimase dunque con le serve di Booz a spigolare, sino alla fine della mietitura dell'orzo e del frumento, e abitava con la suocera.
 
3 Un giorno Noemi, sua suocera, le disse: "Figlia mia, non devo forse cercarti una sistemazione, perché tu sia felice? Ora, tu sei stata con le serve di Booz: egli è nostro parente e proprio questa sera deve ventilare l'orzo sull'aia. Làvati, profùmati, mettiti il mantello e scendi all'aia. 
Ma non ti far riconoscere da lui prima che egli abbia finito di mangiare e di bere. Quando si sarà coricato - e tu dovrai sapere dove si è coricato - va', scoprigli i piedi e sdraiati lì. Ti dirà lui ciò che dovrai fare".
 Rut le rispose: "Farò quanto mi dici".          
Scese all'aia e fece quanto la suocera le aveva ordinato. Booz mangiò, bevve e con il cuore allegro andò a dormire accanto al mucchio d'orzo. Allora essa venne pian piano, gli scoprì i piedi e si sdraiò.      
Verso mezzanotte quell'uomo ebbe un brivido di freddo, si girò e vide una donna sdraiata ai suoi piedi.
Domandò: "Chi sei?". Rispose: "Sono Rut, tua serva. Stendi il lembo del tuo mantello sulla tua serva, perché tu hai il diritto di riscatto". Egli disse: "Sii benedetta dal Signore, figlia mia! Questo tuo secondo atto di bontà è ancora migliore del primo, perché non sei andata in cerca di uomini giovani, poveri o ricchi che fossero. Ora, figlia mia, non temere! Farò per te tutto quanto chiedi, perché tutti i miei concittadini sanno che sei una donna di valore. È vero: io ho il diritto di riscatto, ma c'è un altro che è parente più stretto di me. Passa qui la notte e domani mattina, se lui vorrà assolvere il diritto di riscatto, va bene, lo faccia; ma se non vorrà riscattarti, io ti riscatterò, per la vita del Signore! Rimani coricata fino a domattina". Ella rimase coricata ai suoi piedi fino alla mattina e si alzò prima che una persona riesca a riconoscere un'altra. 
Booz infatti pensava: "Nessuno deve sapere che questa donna è venuta nell'aia!". Le disse: "Apri il mantello che hai addosso e tienilo forte". Lei lo tenne ed egli vi versò dentro sei misure d'orzo. Glielo pose sulle spalle e Rut rientrò in città.  
Arrivata dalla suocera, questa le chiese: "Com'è andata, figlia mia?". Ella le raccontò quanto quell'uomo aveva fatto per lei e aggiunse: "Mi ha anche dato sei misure di orzo, dicendomi: "Non devi tornare da tua suocera a mani vuote"". Noemi disse: "Sta' tranquilla, figlia mia, finché non sai come andrà a finire la cosa. Di certo quest'uomo non si darà pace, finché non avrà concluso oggi stesso questa faccenda"
Scese all'aia e fece quanto la suocera le aveva ordinato. Booz mangiò, bevve e con il cuore allegro andò a dormire accanto al mucchio d'orzo. Allora essa venne pian piano, gli scoprì i piedi e si sdraiò.      
Verso mezzanotte quell'uomo ebbe un brivido di freddo, si girò e vide una donna sdraiata ai suoi piedi. Domandò: "Chi sei?". Rispose: "Sono Rut, tua serva. Stendi il lembo del tuo mantello sulla tua serva, perché tu hai il diritto di riscatto". Egli disse: "Sii benedetta dal Signore, figlia mia! Questo tuo secondo atto di bontà è ancora migliore del primo, perché non sei andata in cerca di uomini giovani, poveri o ricchi che fossero. Ora, figlia mia, non temere! Farò per te tutto quanto chiedi, perché tutti i miei concittadini sanno che sei una donna di valore. È vero: io ho il diritto di riscatto, ma c'è un altro che è parente più stretto di me. Passa qui la notte e domani mattina, se lui vorrà assolvere il diritto di riscatto, va bene, lo faccia; ma se non vorrà riscattarti, io ti riscatterò, per la vita del Signore! Rimani coricata fino a domattina".
 Ella rimase coricata ai suoi piedi fino alla mattina e si alzò prima che una persona riesca a riconoscere un'altra. Booz infatti pensava: "Nessuno deve sapere che questa donna è venuta nell'aia!". Le disse: "Apri il mantello che hai addosso e tienilo forte". 
Lei lo tenne ed egli vi versò dentro sei misure d'orzo. Glielo pose sulle spalle e Rut rientrò in città.  
Arrivata dalla suocera, questa le chiese: "Com'è andata, figlia mia?". Ella le raccontò quanto quell'uomo aveva fatto per lei e aggiunse: "Mi ha anche dato sei misure di orzo, dicendomi: "Non devi tornare da tua suocera a mani vuote"". Noemi disse: "Sta' tranquilla, figlia mia, finché non sai come andrà a finire la cosa. Di certo quest'uomo non si darà pace, finché non avrà concluso oggi stesso questa faccenda".
 
4           Booz dunque salì alla porta della città e lì si sedette. Ed ecco passare colui che aveva il diritto di riscatto e del quale Booz aveva parlato. Booz lo chiamò: "Vieni a sederti qui, amico mio!". Quello si avvicinò e si sedette. Poi Booz prese dieci degli anziani della città e disse loro: "Sedete qui". Quelli si sedettero. Allora Booz disse a colui che aveva il diritto di riscatto: "Il campo che apparteneva al nostro fratello Elimèlec, lo mette in vendita Noemi, tornata dai campi di Moab. Ho pensato bene di informartene e dirti: "Compralo davanti alle persone qui presenti e davanti agli anziani del mio popolo". Se vuoi riscattarlo, riscattalo pure; ma se non lo riscatti, fammelo sapere. Infatti, oltre a te, nessun altro ha il diritto di riscatto, e io vengo dopo di te".
 Quegli rispose: "Lo riscatto io".
 E Booz proseguì: "Quando acquisterai il campo da Noemi, tu dovrai acquistare anche Rut, la moabita, moglie del defunto, per mantenere il nome del defunto sulla sua eredità". 
Allora colui che aveva il diritto di riscatto rispose: "Non posso esercitare il diritto di riscatto, altrimenti danneggerei la mia stessa eredità. Subentra tu nel mio diritto. Io non posso davvero esercitare questo diritto di riscatto".
 Anticamente in Israele vigeva quest'usanza in relazione al diritto di riscatto o alla permuta: per convalidare un atto, uno si toglieva il sandalo e lo dava all'altro. Questa era la forma di autenticazione in Israele. Allora colui che aveva il diritto di riscatto rispose a Booz: "Acquìstatelo tu". E si tolse il sandalo.   
Allora Booz disse agli anziani e a tutta la gente: "Voi siete oggi testimoni che io ho acquistato tutto quanto apparteneva a Elimèlec, a Chilion e a Maclon dalle mani di Noemi, e che ho preso anche in moglie Rut, la moabita, già moglie di Maclon, per mantenere il nome del defunto sulla sua eredità, e perché il nome del defunto non scompaia tra i suoi fratelli e alla porta della sua città. Voi ne siete oggi testimoni".
 Tutta la gente che si trovava presso la porta rispose: "Ne siamo testimoni".       
Gli anziani aggiunsero:  
Allora Booz disse agli anziani e a tutta la gente: "Voi siete oggi testimoni che io ho acquistato tutto quanto apparteneva a Elimèlec, a Chilion e a Maclon dalle mani di Noemi, e che ho preso anche in moglie Rut, la moabita, già moglie di Maclon, per mantenere il nome del defunto sulla sua eredità, e perché il nome del defunto non scompaia tra i suoi fratelli e alla porta della sua città. Voi ne siete oggi testimoni". 
Tutta la gente che si trovava presso la porta rispose: "Ne siamo testimoni".       
Gli anziani aggiunsero:  
"Il Signore renda la donna,        
che entra in casa tua, come Rachele e Lia,        
le due donne che edificarono la casa d'Israele.  
Procùrati ricchezza in Èfrata,    
fatti un nome in Betlemme!       
La tua casa sia come la casa di Peres,  
che Tamar partorì a Giuda,       
grazie alla posterità      
che il Signore ti darà da questa giovane!".
Così Booz prese in moglie Rut. Egli si unì a lei e il Signore le accordò di concepire: ella partorì un figlio.   
E le donne dicevano a Noemi: "Benedetto il Signore, il quale oggi non ti ha fatto mancare uno che esercitasse il diritto di riscatto. Il suo nome sarà ricordato in Israele! Egli sarà il tuo consolatore e il sostegno della tua vecchiaia, perché lo ha partorito tua nuora, che ti ama e che vale per te più di sette figli". 
Noemi prese il bambino, se lo pose in grembo e gli fece da nutrice.
 Le vicine gli cercavano un nome e dicevano: "È nato un figlio a Noemi!". E lo chiamarono Obed. Egli fu il padre di Iesse, padre di Davide.          
Questa è la discendenza di Peres: Peres generò Chesron, Chesron generò Ram, Ram generò Amminadàb, Amminadàb generò Nacson, Nacson generò Salmon, Salmon generò Booz, Booz generò Obed, Obed generò Iesse e Iesse generò Davide.
 

  








SETTIMANA DI PREGHIERA
PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI
18-25 gennaio





Il Signore cerca cuori docili!

Oggi è la Domenica della Parola di Dio, la cui celebrazione quest’anno è illuminata da un passaggio della Prima lettera di Giovanni: «Vi annunciamo ciò che abbiamo veduto» (1Gv 1,3). 

Un testo che lega, inequivocabilmente, l’annuncio della Parola a un’esperienza di fede vissuta e incarnata. Ciò di cui lo scrittore sacro si presenta quale testimone oculare è il “Verbo della vita”, Gesù Cristo, che “era da principio”, cioè all’opera quale creatore già al principio del mondo, in quanto Verbo, Parola eternamente preesistente (Gv 1,1).

In ebraico, non a caso, per esprimere la vitalità della Parola di Dio, si usa il termine dabar, che indica una Parola che plasma, che crea, che si fa carne, evento, ponendoci di fronte a un Volto, prima di metterci davanti a un testo. L’esperienza di fede dell’autore della Prima lettera di Giovanni non è quindi solo fondata su racconti o convincimenti personali, oppure dall’aver visto qualcosa, ma sgorga con vigore dall’aver toccato con mano una realtà tangibile! Non la generica manifestazione di qualcosa di divino, ma la stessa Incarnazione del Verbo.

L’ascolto della Parola porta anche noi a rivivere l’esperienza di chi è stato diretto testimone degli eventi della nostra salvezza: ci conduce a vedere, a toccare con mano, pieni di stupore, a contemplare il Verbo di Dio, il Rivelatore del volto del Padre. Per questo la Parola può essere per il credente, per chi ha il cuore docile, per chi è pronto a lasciarsi cambiare dentro, fonte inesauribile di luce, sorgente sempre zampillante di vita nuova. Ogni pagina della Sacra Scrittura letta, ascoltata, contemplata nello Spirito, in comunione con la Chiesa, e quindi con tutti i testimoni che ci hanno preceduto a partire dagli apostoli, fa di ognuno di noi, oggi, nuovi e autentici testimoni del Verbo della vita.
don Pietro Roberto Minali, ssp




Calendario liturgico: 23-29 Gennaio 2023

23 L Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie. I pregiudizi su Gesù degli scribi, che ignorano l’agire misericordioso di Dio, allontanano dalla verità. S. Emerenziana; S. Ildefonso di Toledo; S. Amasio. Eb 9,15.24-28; Sal 97; Mc 3,22-30.

 24 M S. Francesco di Sales (m, bianco). Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà. C’è una nuova famiglia attorno a Gesù composta da coloro che ascoltano e mettono in pratica la Parola. B. Paola Gambara Costa. Eb 10,1-10; Sal 39; Mc 3,31-35.

25 M Conversione di S. Paolo ap. (f, bianco). Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo. La predicazione dei discepoli è accompagnata da segni dell’amore di Dio per il prossimo. S. Anania. At 22,3-16 opp. At 9,1-22; Sal 116; Mc 16,15-18.

26 G Ss. Timoteo e Tito (m, bianco). Annunciate a tutti i po- poli le meraviglie del Signore. Comunione, condivisione, ospitalità è lo stile di vita dei discepoli nei luoghi di missione. S. Paola; S. Alberico. 2Tm 1,1-8 opp. Tt 1,1-5; Sal 95; Lc 10,1-9.

27 V La salvezza dei giusti viene dal Signore. Il regno di Dio è come un piccolo granello di senape che cresce e diventa grande in forza dell’amore. S. Angela Merìci (mf); S. Vitaliano; S. Giuliano da Sora. Eb 10,32-39; Sal 36; Mc 4,26-34

 28 S S. Tommaso d’Aquino (m, bianco). Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo. Perché aver paura? Nelle tempeste della nostra vita affidiamoci con fede a Gesù. B. Olimpia (Olga) Bidà. Eb 11,1-2.8-19; Cant. Lc 1,68-75; Mc 4,35-41.

29 D IV Domenica del T.O. / A. IV sett. del Tempo Ordinario / A - IV sett. del Salterio. Ss. Papia e Mauro; S. Sulpicio Severo. Sof 2,3; 3,12-13; Sal 145; 1Cor 1,26-31; Mt 5,1-12a. Luc

Lucia Giallorenzo